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Quanto manca alle prossime ferie

Liberazione!

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QUALCOSA MI SFUGGE

Friday, 5 September 2008 10:28 P GMT+01
C'è qualcosa che non va, in Facebook.
E la corsa delle macchine, e Elven Blood, e Biggest Brain, e Scarabeo, e chi riesce a formare le parole più lunghe...
Davide guarda papà e mamma impegnati col giochino di turno, e dice Bello! Lo posso fare anch'io?
- Eh, no, sei troppo piccolo per fare un account su Facebook.
- ...
Davide è a dir poco perplesso.
Già, c'è del marcio, in Facebook.
Facebook
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E IO QUI CI VIVO.../9

Wednesday, 20 August 2008 2:06 P GMT+01
L'amministratore dice che ha pagato.
L'Enel dice che non risulta.
L'amministratore insiste, l'Enel pure. E per farci capire chi è il più forte, ci ha tagliato la luce del condominio.
Niente luce per le scale, niente citofoni, niente campanelli delle porte. Niente apertura elettrica del portone del condominio. Niente posta, probabilmente: che se trova chiuso il portone, non ce lo vedo il postino a sgolarsi Aprite, aprite, sono il postino!
Soprattutto, niente ascensore. E niente Tv, visto che l'antenna centrale funziona con l'elettricità condominiale.
Il vecchietto che abita al quarto piano, qui sopra di me, è sceso a chieder lumi. Improvvisiamo un briefing sul pianerottolo. Eh, gli dico, sono riuscito a parlare con l'amministratore, mi ha detto che con l'Enel si è già sentito, forse risolvono per il pomeriggio. Che ci vuol fare, ci vuol pazienza, gli dico. Il vecchietto, un sardo ottantenne con tre by-pass coronarici, ansima come un mantice per i venti scalini che ha fatto in discesa. Adesso li deve rifare in salita. Senza ascensore praticamente è agli arresti domiciliari. Ma, dice preparandosi psicologicamente alla scalata, meno male che c'ho Sky, che almeno la tivù la vedo. Già, anch'io, gli dico, e sorridiamo, complici.
Intanto, al pianterreno, qualcuno picchia coi pugni sui vetri del portone. Faccio mentalmente il conto: i due figli e il gatto sono in casa, la moglie è al lavoro. No, non è roba mia. Chiudo la porta di casa e il rumore dei pugni si affievolisce. Per non sentirlo del tutto, alzo il volume di Eurosport, che c'è l'atletica.

COME PER LA TEMPERATURA, L’IMPORTANTE È LA SICUREZZA PERCEPITA/2

Tuesday, 12 August 2008 11:38 A GMT+01
Come previsto. Adesso, tempo due settimane e avremo i bersaglieri a fianco alla Polstrada sull'A3.
il Giornale

IMPRESSIONI SICILIANE/3

Wednesday, 6 August 2008 4:35 P GMT+01
Al sud tutto costa meno.
Balle.
A parte il fatto che al Sud è con tutta evidenza un'indicazione topologica ancor più vaga che il già deprecabile in Sicilia, l'affermazione mi risulta falsa, o quantomeno molto esagerata. Almeno, per quanto concerne quell'angolo di meridione che coincide con l'angolo sudorientale della Sicilia.
A Pachino ci sono vari supermercati, dalla Coop alla Sma, dalla Despar al Metà (inesistente a latitudini più elevate), e qualche hard discount. Data la struttura del paese, fatta per lo più di strade di scarsa ampiezza che si incrociano ortogonalmente ogni duecento metri circa, è chiaro che tutti questi supermercati hanno finito per concentrarsi nella parte nuova di Pachino, diciamo fra via Toronto e via Aldo Moro; per cui si trovano a pochissima distanza l'uno dall'altro, consentendo all'acquirente avveduto (e dotato di tempo, voglia e braccino corto) di girarli uno dopo l'altro, confrontando i prezzi e valutando offerte e assortimenti.
Ora, poiché nella Blogfamily l'addetto agli approvvigionamenti quotidiani è il sottoscritto, e poiché anche in vacanza è mio compito procacciare il cibo mentre il resto della famiglia si crogiola al sole (o, tornato dalla spiaggia, sta già sotto la doccia), ho potuto verificare direttamente che in tutta Pachino non vi è un solo supermercato (e nei vari supermercati non vi è un solo prodotto) che abbia prezzi inferiori a quelli che si trovano millequattrocento chilometri più a nord.
Prodotti agricoli compresi, che pure una leggenda metropolitana diffusa in settentrione e piuttosto dura a morire sostiene essere praticamente regalati da Roma in giù. Beh, col cavolo. Per dire, le pesche noce a due euro al chilo le trovavo pure a Piacenza, e se le volevo a meno non avevo che da aspettare una delle frequenti offerte dell'Esselunga o dell'Ipercoop. A Pachino e dintorni, invece, il muro dei due euro si è mostrato infrangibile per tutto il tempo del nostro soggiorno, e non c'era offerta che tenesse.
Ho provato anche a mettere in atto l'astuto suggerimento del nostro premier, che, riferendosi in verità alle zucchine, invitava le accorte massaie a non fermarsi al primo rivenditore e al primo prezzo, ma a girare infaticabili da rivenditore a rivenditore, cercando, laddove possibile, di servirsi dal contadino, per evitare tutti i costi aggiuntivi dovuti all'eccessivo prolungarsi della filiera.
Bene, mi dico. A Marzamemi è tutto un circolare di Api Piaggio, cariche di meloni, angurie, insalata, frutta, verdura e ortaggi vari, che i contadini del circondario smerciano direttamente ai turisti saltando d'un sol balzo tutti gli intermediari che vanno dall'acquirente all'ingrosso alla cassiera dell'Eurospar. Quasi ogni giorno me li trovavo sotto casa. E quindi, grazie all'avveduto consiglio del premier, avrei potuto risparmiare un bel po' di euro.
Peccato che i contadini delle storielline del premier si trovino solo nelle storielline del premier. I conducenti di Ape Piaggio con cui ho avuto a che fare io ragionavano in modo piuttosto diverso, ma con indubbia logica. Mi offrivano le pesche noce allo stesso, identico prezzo del supermercato, due euro al chilo come minimo, sostenendo che se alla Coop le vendevano a tanto, non si capiva perché loro avrebbero dovuto venderle a meno. E se chiedevo per quale motivo, allora, avrei dovuto comperarle da loro, mi tiravano in ballo la garanzia di freschezza, la genuinità e tutta la mistica della mano che coglie il frutto direttamente dall'albero non più tardi della sera prima, mostrando così di essere sì contadini dell'estrema periferia meridionale dell'impero e dell'Europa tutta, ma di avere imparato a menadito tutta la retorica verdista del cibo biologico e privo di Ogm, i particolari della quale forse sfuggivan loro, ma le cui possibili conseguenze sulle loro entrate mostravano di aver compreso appieno.
E il pesce? - qualcuno dirà. Non dirmi che non hai potuto abbuffarti di pesce, freschissimo e a prezzo stracciato, acquistato, ancora boccheggiante, sul molo di Portopalo o di Pozzallo!
Per la verità, il problema, più che il prezzo del pesce, era trovarlo, il pesce.
Al terzo giorno di vacanza, la mamma siciliana, cuoca piuttosto capace e con una spiccata predilezione personale per il pesce, non stava più nella pelle: esser in Sicilia e non aver ancora preparato pesce! Non essere ancora riuscita a preparare un pranzo a base di sarde, dopo averne tanto decantato il gusto a figlio, nuora e nipote! Basta: domani mattina, figghiu, tu e io, di buon ora, ce ne andiamo a Portopalo ad aspettare le barche dei pescatori sul molo!
E alle sette e mezza eravamo lì, io assonnato e con gli occhi ancora imparpagliati, mia madre sveglia come un grillo e bofonchiante, perché figurati, è già tardi, a quest'ora il pesce l'avranno venduto già tutto.
Al porto non c'era anima viva.
Tornati in paese e rintracciate le scarse pescherie, abbiamo dovuto prendere atto (con sdegnato stupore da parte di mia madre) che le stesse non si sarebbero aperte prima delle otto e trenta.
Dopo una minuziosa ricerca e varie richieste di indicazioni ai rari passanti, siamo riusciti ad arrivare ad una pescheria all'ingrosso nei pressi del porto. Qui un cortese e del tutto disimpegnato lavorante ci ha spiegato che i pescatori non sarebbero rientrati prima dell'una, per non dire le due, due e mezzo. Di pomeriggio, ovvio. Che il pesce era comunque già tutto prenotato da pescherie e ristoranti. E che dunque alle pescherie dovevamo rivolgerci.
Come a Piacenza, insomma: il pesce si compra in pescheria, a orari cristiani e prezzi continentali. In più, se si vuol preparare pesce a pranzo e si è intenzionati a mangiare prima delle quattro, il pesce sarà inevitabilmente quello del giorno prima. Ora, se si tien conto che in alcuni mercati di Milano e in alcune pescherie piacentine (almeno così si narra) il pesce arriva in mattinata direttamente dalle coste liguri, ho fatto millequattrocento chilometri e sono arrivato su un'isola in mezzo al Mediterraneo per mangiare un pesce meno fresco di quello che potevo mangiare in riva al Po. E allo stesso prezzo, poi.
Unica nota positiva: la pizza. Poter mangiare pizze che stanno alla pari con quelle napoletane, a prezzi che in alta Italia sanno di nostalgia e anni '90! La margherita a tre euro, tre euro e mezzo! Il calzone a quattro e cinquanta, cinque euro al massimo! Allo stesso prezzo assaporare la pizza alla Norma, un'autentica delizia, sconosciuta alle pizzerie continentali, il cui segreto, come per la pasta omonima, sono le fette di melanzane tonde appena appena fritte e spolverate di ricotta salata, che danno a questa pizza un gusto del tutto unico e originale... Ecco, a viver di pizze, da quelle parti, si risparmia assai.
Ma attenzione: quanto detto or ora non vale per Catania. Nelle poche ore trascorse in giro per la città (in centro, tra via Etnea, Vittorio Emanuele, Garibaldi e traverse annesse, ma anche in certi luoghi più popolari e a dir poco movimentati adocchiati dalla macchina percorrendo via Plebiscito) il prezzo più basso che abbiamo potuto identificare per una pizza era di otto euro e mezzo. Come ho potuto poi constatare di tasca mia, pagando il conto al Yoghi & Boo Boo, luogo che vi consiglio quanto ad eleganza, atmosfera e bontà delle pizze, ma che il nome del locale e i prezzi praticati dovrebbero condannare a totale desolazione e chiusura per manifesto latrocinio.
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COME PER LA TEMPERATURA, L’IMPORTANTE È LA SICUREZZA PERCEPITA

Tuesday, 5 August 2008 1:43 P GMT+01
Me lo vedo La Russa, tutto contento, che programma l'intervento dell'esercito nei cantieri e su tutte le strade italiane.
Corriere della Sera

RITORNO ALLA CASA DI MATRJONA

Monday, 4 August 2008 3:50 P GMT+01
"Il nostro compito più essenziale e urgente si identifica non con la liberazione politica ma con la liberazione della nostra anima, il suo affrancamento dalla menzogna imposta"
(A.I. Solženicyn, Quando ritornano il respiro e la coscienza, 1973)

Due ragazzini di sedici e diciassette anni, e una ragazza di quindici. A coordinare e organizzare le attività dello sparuto gruppetto, un'universitaria ventiquattrenne, laureanda in lingua e letteratura russa. Questo era, nel 1981, il nucleo piacentino di Russia Cristiana.
Millenovecentoottantuno. Sembrano secoli. L'URSS aveva invaso l'Afghanistan solo due anni prima. L'imperscrutabile Breznev era saldamente in sella, e senza l'ombra di un raffreddore. Glasnost e perestrojka erano parole sconosciute in occidente, e ancor più in Russia.
I quattro giovincelli si incontravano. Per leggere, riflettere, conoscere.
Imparavano la spiritualità ortodossa. Imparavano che nella libertà religiosa è la radice di ogni libertà. Imparavano a reclamare il diritto di espressione anche per chi non aveva il loro stesso credo, e per chi, non avendo nessun credo, non aderiva neanche a quello imposto dal Pcus.
E imparavano a sbattersi per rendere pubblico, fra gli amici, a scuola, in famiglia, quel che era sconosciuto, volutamente ignorato o vergognosamente sottaciuto.
Ero un ragazzino entusiasta, nulla di più. Ma a quell'esperienza, a quell'entusiasmo e alla follia della nostra amica laureanda devo tante cose, fra cui il mio amore per Dostoevskij, una certa idiosincrasia per ogni particolarismo nazionalistico o - peggio - regionalistico unita ad un amore profondo per le proprie radici, la curiosità persistente per le vicende della politica internazionale e un'ammirazione sconfinata per Solženicyn, i cui articoli e romanzi e il cui nome riempivano da soli buona parte dell'attività di studio del gruppetto.
Oggi la
notizia della sua morte lo sottrae per un giorno al dimenticatoio al quale l'occidente l'ha condannato. Utile icona dell'anticomunismo negli anni della guerra fredda, la bandiera di Solženicyn ha smesso di sventolare nell'attimo preciso in cui le sue analisi impietose hanno cominciato a dirigersi contro l'occidente agnostico e ateo, privo d'anima e irreligiosamente umanistico.
Odioso, contraddittorio, misticheggiante, pessimista, sciovinista. Forse. Ma innanzitutto, e fino in fondo, libero.
Spaziba, Aleksandr Isaevič
.
La Stampa

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FORTH TO THE PAST

Saturday, 2 August 2008 10:25 A GMT+01
La questione non è se essere d'accordo o meno con la "reintroduzione" del 7 in condotta (in realtà mai sparito, ma i cui effetti sull'esito scolastico erano stati eliminati) e degli esami di riparazione, o con la proposta di rimettere il grembiulino ai bimbetti delle elementari.
La vera questione è che dopo il procurato aborto della riforma Moratti e dopo il precedente ma non molto diverso conato della Riforma Berlinguer, centrodestra e centrosinistra sembrano aver definitivamente abbandonato ogni seria intenzione di porre mano dalle fondamenta ad una riforma generale dell'istruzione. Tant'è che gli unici segni di vita dei due ultimi ministri sono stati finora diretti solo alla restaurazione di quanto nella scuola esisteva già, di quanto a suo tempo era stato ritenuto sorpassato e quindi eliminato nel plauso generale di famiglie, studenti, insegnanti e pubblica opinione.
Piuttosto che questo stillicidio di passi di gambero privi di organicità (oltretutto incoerenti con le linee pedagogiche che hanno modellato e continuano a modellare la scuola degli ultimi venti-trent'anni, tutti improntati ad un'ambigua affermazione della "centralità dello studente", al rifiuto di ogni pretesa di "dirigismo" educativo e all'introduzione nella scuola delle leggi di mercato, prima fra tutte quella che dice che il cliente ha sempre ragione), meglio sarebbe avere il coraggio di andare fino in fondo e tornare alla riforma Gentile, tale e quale era. Non è (solo) una boutade o una semplice provocazione: nel lavoro educativo quel che conta è la chiarezza del progetto e la coerenza con cui i singoli momenti del lavoro si uniformano alla realizzazione di questo progetto, doti che la riforma Gentile possedeva. E sulla formazione della persona fa meno danni il tentativo di realizzare un progetto educativo coerente che poi si riveli "sbagliato" che la trasmissione di contenuti educativi ritenuti "giusti" ma incoerenti fra loro, privi come sono di logica comune e di un senso generale.

Corriere della Sera

IN EFFETTI, FA CALDO

Thursday, 31 July 2008 7:26 P GMT+01
- Ha la carta Fidaty?
- Sì.
- ...
- ...
- ... me la può dare?
- Ah, subito? Non gliela posso dare alla fine? Sa, per fare il movimento una volta sola.

IMPRESSIONI SICILIANE/2

Wednesday, 30 July 2008 3:17 P GMT+01
È un po' come la storia dei francesi col caffè.
Cioè, è facile: hai la macchina per il caffè espresso, le miscele più o meno buone le vendono dappertutto, l'acqua, checché ne dicano i napoletani, è sempre accadueò.
E allora, monsiù barista dei miei zebedei, com'è che non sai fare un caffè decente nemmeno se te lo pago due euro e mezzo?! Boh. Mistero.
Ecco. In Sicilia è la stessa cosa con le granite. Solo che i Francesi siamo noi.
Cioè, il ghiaccio è ghiaccio. Il nord ipertecnologico sarà pure in grado di triturarlo portandolo alla finezza più opportuna, no? Limoni, mandorle e frutti vari, seppur d'importazione, sono disponibili anche sopra il Po. Eppure,
la granita siciliana sta alla broda che qua al nord chiamano granita non dico come il caffè italiano sta al caffè francese, ma come la pizza napoletana a quella americana, o il parmigiano al parmesan. Ma come cavolo fanno? Non lo so.
So solo che all'inizio strabuzzavo gli occhi davanti a quelli che al bar, alle otto di mattina, ordinavano a colazione una brioche con in mezzo una granita alla mandorla.
Poi non ho strabuzzato più.
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IMPRESSIONI SICILIANE/1

Wednesday, 30 July 2008 10:59 A GMT+01

Punto primo: per noi, continentali polentoni, la Sicilia è esotica come la Cina. O l'India.

Esempio. Nessuno di noi, lavorando a Codogno o andando a sciare a Livigno, si sognerebbe mai, se interrogato, di rispondere che va a lavorare o a sciare in Lombardia. Così, genericamente. Oppure, chi mai si limiterebbe a dire di essere stato in Piemonte avendo trascorso due settimane a Bardonecchia? Eppure, per la Sicilia è così.

- Dove sei stato quest'estate? - In Sicilia.

E a questo punto di solito l'interrogante è soddisfatto. Ah, risponde, con lo sguardo illuminato e l'espressione sognante di chi è certo a priori che ti sia toccata una fortuna, e pensa Beato te. Ora, è vero che la Sicilia è per lo più bellissima; ma non è proprio la stessa cosa stare un mese a Taormina o a Sigonella, non è uguale passare tre settimane a respirare l'aria della Riserva dello Zingaro a San Vito Lo Capo o il puzzo delle raffinerie di Priolo Gargallo. Il paese natale della mia mamma, Calatafimi, avrà pure la fortuna di essere a un passo da Segesta, ma non è certo una località che inviti il turista a trascorrervi più tempo di quanto sia necessario per un caffè. Per non parlare di certi paesi sparsi tra Trapani e Palermo, che accolgono il forestiero con lo stesso calore col quale i saloon di certi villaggi dei film western accolgono il nuovo sceriffo. E la Catania-Palermo, se per di più affrontata con una dozzina abbondante di ore di guida sulle spalle, ha sul viandante l'effetto di un incubo ad occhi aperti, sia quanto a paesaggio sia quanto ad aspetti logistici. Nessuno sano di mente reputerebbe una fortuna o un privilegio passare le vacanze in questi posti, e infatti nessuno sano di mente passa le sue vacanze standosene fisso a Calatafimi, Sigonella, Montelepre o Priolo Gargallo. O facendo avanti e indietro sulla Catania-Palermo. Eppure, agli occhi del continentale polentone, una simile vacanza infernale sarebbe in teoria possibile, perché in fondo, sempre Sicilia è.

La generalizzazione è una tipica espressione di ignoranza. Una forma di autodifesa mentale, con la quale ci si tranquillizza, illudendosi di aver compreso ciò che non si è neanche lontanamente capito. Le analisi, le distinzioni stancano, e in fondo spaventano, perché analizzare e distinguere equivale a confessare di non sapere.

Lo zio di mia moglie quest'estate è stato quasi un mese in India. Dove, esattamente? Boh, non gliel'ho chiesto. Però, quando me l'ha detto, ho fatto anch'io Ah, con aria sognante. Oh, cavolo, è stato in India, e tanto mi è bastato.

Ecco, con le dovute proporzioni, per la Sicilia vale lo stesso atteggiamento. La Sicilia ci è estranea, misteriosa e lontana come l'India, o la Cina. Solo che è Italia.

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A MARZAMEMI, A MARZAMEMI!

Monday, 30 June 2008 11:03 P GMT+01

Noi ci si prova, tra una colica e l'altra.

Se tutto va bene ci risentiamo verso il 27 luglio.

Saluti, abbracci e rigraziamenti vari.

MALASANITÀ

Sunday, 29 June 2008 10:53 A GMT+01
Incontro in ospedale l'amica anestesista.
- Dai, ti vedo bene. Stasera, Germania-Turchia vieni a vederla giù da noi, che abbiamo una tivù che lévati.
- Mah, non so, dipende da come mi sento... Comunque, giù da voi dove?
- Giù in Rianimazione.
- ...cioè, hanno messo la tivù in Rianimazione? E per chi, scusa?!
- Abbiamo degli appoggi politici potentissimi.

TUTTI MORIMMO A STENT

Saturday, 28 June 2008 9:12 P GMT+01

Quando avevo il mio calcolo bastardo e affezionato, stavo benissimo. Sì, è vero, c'era stata la colica marzolina. Poi però nessun dolore, pisciate a mo' di idrante e rene bello vispo.

Nove giorni fa, giovedì, mi hanno tolto il calcolo. Intervento di routine e privo di seri rischi, nonostante l'anestesia totale. Rimosso il sassolino, nell'uretere hanno inserito uno stent. Il giorno dopo, liberato dal catetere, mi hanno dimesso fra sorrisi e pacche sulle spalle.

Da allora ho subìto altri due ricoveri, il secondo dei quali d'urgenza, con tanto di ambulanza e moglie che segue affranta in automobile. Sono tornato a casa ormai da due giorni, ma non sono tranquillo. Non ho ancora disfatto la borsa.

Fatto sta che dopo la rimozione del calcolino ho avuto altre tre coliche. In più, l'intervento di rimozione del calcolo ha condotto ad una paresi intestinale. Ma questo è il meno.

Ben più grave è stato l'atteggiamento dell'uretere. Ormai innamorato del calcolo e perciò furioso per la sua dipartita, il permaloso tubicino ha deciso per ripicca di non volerne sapere dello stent, segnalando la propria decisione con dolori lancinanti e pressoché continui. Infine, irritato dalla presenza dello stent tanto da giungere ad uno stato edematoso, l'irascibile uretere si è dedicato alla produzione di un numero spropositato di grumi sanguigni. I grumi hanno occluso il polo inferiore della vescica causando un blocco urinario, i dettagli splatter del quale vi risparmio volentieri. Da cui il ricovero d'urgenza, in condizioni mentali e fisiche non definibili come umane. Lavaggio vescicale, due giorni e due notti.
Il terzo giorno mi hanno rimosso lo stent e il catetere. Lungi dal mostrarsi grato, l'uretere ha festeggiato con la più forte colica che io abbia mai avuto, tanto per ribadire che
lo stent, lui, non lo voleva fin dall'inizio.
Tuttora, con frequenza e intensità altalenante, l'amico uretere s'infiamma proditoriamente, manifestando così la sua profonda nostalgia per il calcolo bastardo e inoffensivo.

Ieri la Blogfamily avrebbe dovuto partire per la Sicilia. E oggi doveva giungere a Marzamemi.
Invece eccoci qua, fra antibiotici ed antinfiammatori, protesi all'ascolto delle parti molli di uno Straniero umiliato, dolorante e depresso.
Fosse possibile, procederei a un ripristino delle configurazioni di sistema. Ridatemi il sassolino, per favore.

TANGO, ANNO TERZO. CONCLUSIONE

Tuesday, 3 June 2008 3:02 P GMT+01
  
 
 
 
 
Warden: Study shows that the part of the brain remembers dance steps is also the anger center.
(The Simpson, 15.16, The wandering Juvie )

 

 

 

E infatti non solo non mi ricordo mai i passi, ma m'incazzo pure come un puma.
Last Exit To Springfield

MONITORARE IL VUOTO

Monday, 2 June 2008 3:37 P GMT+01
In qualità di docente referente ai cazzi vari, ho appena compilato il questionario on-line sul bullismo per conto della mia scuola. Il Ministero chiedeva che il monitoraggio si concludesse entro il trentun maggio; e vabbè, spero che la Mariastella mi perdoni.
Avrei voluto concordare le risposte col mio preside, ma per un motivo o per l'altro non ne ho avuto occasione.
E allora, essendo già scaduto il termine, ho risposto per conto mio, cercando di essere sincero al massimo, specie riguardo alle iniziative messe in atto per prevenire e/o stoppare i fenomeni di bullismo all'interno dell'Istituto.
Ovvero, niente. Zero. Nulla.
Ora spero che non mi licenzino.
Nel caso li denuncio per mobbing.
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STRANI INCROCI

Monday, 2 June 2008 12:33 P GMT+01
Leggo sempre più libri contemporaneamente. Minimo tre
Uno è il libro da letto, da cesso, da coda dal medico o da piscina (nel senso che è il libro che leggo nell'ora e mezza in cui Davide prende lezioni di nuoto). Poco impegnativo. Di solito un romanzo, ma non sempre.
Uno è il libro da "buco": il libro che tengo sempre nella borsa nel caso in cui a scuola mi capitassero ore buche o di sostituzione non troppo gravose. Quasi sempre un saggio, da leggere sottolineando ed evidenziando, senza fretta e senza urgenze.
Uno è il libro da studio (da intendersi come locale, non come attività): il libro che leggo a casa quando ho disponibilità di tempo, di adeguato silenzio e di una superficie libera orizzontale su cui poggiare il libro stesso per adeguata sottolineatura, schedatura e commento.
Così facendo capitano strani incroci, e mi sorprendo di come spesso i libri dialoghino fra loro.
So bene che non è così, che è tutta un'impressione. Che solo, non essendo schizofrenico, è inevitabile che il testo appena letto che ancora sedimenta nel mio cervello giochi con le righe che ora ho sotto gli occhi. L'effetto è tuttavia piacevole, stimolante e dà luogo a spunti di riflessione fecondi.
Tutta ‘sta menata per dire che, ad esempio, leggere nello stesso tempo, o in rapida successione, la parte di
Gödel, Escher, Bach dedicata ai parallelismi fra biogenetica e informatica, L'orologiaio cieco di Dawkins con la sua esauriente spiegazione ed appassionata difesa del neo-evoluzionismo darwiniano e la seconda parte della Critica del Giudizio kantiana, laddove, fra i §§ 74 e 76, Kant tratta della plausibilità del concetto di "scopo" in natura e di come essa approdi alla problematizzazione dell'esistenza di una causa intelligente dell'universo, beh, dà un po' l'impressione di trovarsi in mezzo ad un incrocio e di vedere arrivare, da tre direzioni diverse, tre veicoli a forte velocità, ognuno dei quali ignaro dell'esistenza degli altri due; per cui si sta lì, in attesa dell'impatto, senza poter far nulla se non assistere all'evento.
Inutile dire che Kant guida un Tir.
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ROMANO DENTRO

Monday, 2 June 2008 11:43 A GMT+01

What City Should You Live In?

You should live in Rome.

You avoid conflict and take life a little slower than most.

Rome's sun, culture, food, and siestas are a perfect match

for your easy-going attitude.

 

Find Your Character @ BrainFall.com

Via Farfi.

SEMPLICEMENTE ILLOGICO

Monday, 26 May 2008 10:29 A GMT+01
Tutto vero, tutto corretto. Non c'è frode né inganno. La scuola funziona proprio così.
Corriere della Sera
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LIVORE/5

Sunday, 11 May 2008 10:19 A GMT+01
«Lo avevo sempre pensato che lo scudetto lo avremmo vinto con il Siena e non nel derby»
(l'ineffabile Roberto Mancini, in un tentativo di autogufata peraltro perfettamente riuscito)

E ora, vi prego, amici interisti, Moratti, Oriali, Mancini, giocatori e tifosi tutti: regalateci una settimana di sogno!

Esibitevi nella vostra autentica specialità sportiva, l'unica nella quale veramente eccellete e per la quale noi tutti vi amiamo!

Dateci lo psicodramma!

(Sempre stato contradaiolo nel cuore, io.

Civetta, ovvio!)

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L’APOCALISSE È VICINA/20

Monday, 28 April 2008 12:17 P GMT+01
Un orologio che ti dice se è giorno e notte, ma che no, non ti dice l'ora.
Prezzo: $ 300.000.
E fra i super-ricchi è già un must.
(Propongo di mettere sul mercato un rilevatore di gocce d'acqua e di venderlo come stazione meteorologica portatile, che no, non ti dice che tempo farà, e nemmeno che tempo fa, ma solo se sta piovendo. Per il prezzo, toh, mi voglio rovinare: 50mila, massimo 100mila dollari. Praticamente regalato. Chi ci sta?)

Corriere della Sera
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VOTO A SCIOGLIERE

Tuesday, 15 April 2008 9:37 P GMT+01
Alle elezioni del 2006, l'allora diciannovenne Briborco domestico, figlio degenere di tendenze libertarie e anarco-rivoluzionarie, votò l'alleanza dei radicali e dei socialisti di Boselli.
L'alleanza durò qualche settimana, poi si sciolse come neve al sole di aprile.
Alle elezioni del 2008 il Briborco domestico ha votato Sinistra Arcobaleno.
Questa volta la durata della coalizione non ha superato il termine dei primi exit poll.
Per le prossime elezioni, non resta che convincere il Briborco a votare PdL, senza se e senza ma.
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VOTO A PERDERE

Monday, 14 April 2008 9:39 P GMT+01

Nessuno fra gli aventi diritto al voto della Blogfamily ha votato per lo stesso partito o per la stessa coalizione: tre voti, tre simboli diversi, tre diversi candidati premier. Un fulgido esempio di democrazia familiare.

...o di coglionaggine, visto che, su tre voti, nemmeno uno è andato a un partito della futura maggioranza. Un record.

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LOST (...in election...)

Monday, 14 April 2008 9:18 P GMT+01

 

             

Cavolo, che puntatona, oggi! 

(update: ci aveva già pensato John , con una versione più completa e rispettosa della par condicio)

PAUSE

Thursday, 3 April 2008 2:36 P GMT+01
Non so se si era capito, ma è un po' un periodaccio. E bloggare, almeno per me, non vuol pensieri. Come altre cose, del resto.
Ci si risente.

MA DOVE CAVOLO SONO?!

Thursday, 27 March 2008 7:43 P GMT+01

È definitivo: non ci capisco più niente.
(via .mau., Farfi etc.)

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LIVORE/4

Saturday, 22 March 2008 11:00 P GMT+01

 

 
E vi risparmio qualsiasi riferimento blasfemo alla Santa Pasqua di Resurrezione.
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L'APOCALISSE È VICINA/19

Tuesday, 11 March 2008 8:20 P GMT+01

...oddio, vicina, dipende, mica poi tanto ...

Corriere della Sera 

ENERGIA SOLARE? NO GRAZIE

Sunday, 9 March 2008 1:04 P GMT+01
Sostenitori delle energie alternative, Verdi di tutte le sfumature, vi prego, leggete questo articolo (solo utenti registrati; e se non lo siete, cavolo, registratevi, che è gratis!).
Un ignorante come me ne deduce le seguenti osservazioni: se la produzione di materiale per l'impiego e la produzione di energia solare avviene seguendo tutte le regole per lo smaltimento dei rifiuti inquinanti, allora diventa molto meno vantaggiosa economicamente; in secondo luogo,
là dove per un motivo o per l'altro la cosa è possibile (come in Cina), si trascura bellamente di seguire le regole per lo smaltimento dei rifiuti inquinanti pur di massimizzare i profitti e di rendere l'energia solare economicamente conveniente; infine, chi si occupa di produzione di energia solare preferisce servirsi (come ovvio) da chi vende materiale a prezzo minore, senza sottilizzare su quanto inquinante sia stato il processo di produzione. E perciò: se va bene, l'energia solare non inquina ma nemmeno conviene; se va male, conviene ma è fortemente inquinante.
Dov'è che sbaglio?

Washington Post

LA DURA VITA DEL TOPINO DEI DENTI IN REGIME DI SEPARAZIONE MATRIMONIALE

Saturday, 8 March 2008 8:22 P GMT+01
- Mamma mamma, ho perso un dentino! Guarda, eccolo qui!
- Oh che brava! Sai cosa devi fare? Lo devi tenere e metterlo sotto il cuscino, che viene il topino dei denti e ti porta i soldini... Però fallo quando vai a dormire da papà, eh.
(da una storia vera)

IN MORTE DELLA VIS COMICA

Saturday, 8 March 2008 11:01 A GMT+01
Prendere una poesia arcinota e cambiarne due o tre parole per adattarla a qualche insegnante rompipalle: è sempre stato lo sport preferito degli studenti privi di un autentico talento per l'indisciplina e la ribellione.
La creatività di Beppe Grillo comincia a dare segni di cedimento oltremodo preoccupanti.

Il Blog di Beppe Grillo
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