Liberazione!
"Il nostro compito più essenziale e urgente si identifica non con la liberazione politica ma con la liberazione della nostra anima, il suo affrancamento dalla menzogna imposta"(A.I. Solženicyn, Quando ritornano il respiro e la coscienza, 1973)
Due ragazzini di sedici e diciassette anni, e una ragazza di quindici. A coordinare e organizzare le attività dello sparuto gruppetto, un'universitaria ventiquattrenne, laureanda in lingua e letteratura russa. Questo era, nel 1981, il nucleo piacentino di Russia Cristiana.
Millenovecentoottantuno. Sembrano secoli. L'URSS aveva invaso l'Afghanistan solo due anni prima. L'imperscrutabile Breznev era saldamente in sella, e senza l'ombra di un raffreddore. Glasnost e perestrojka erano parole sconosciute in occidente, e ancor più in Russia.
I quattro giovincelli si incontravano. Per leggere, riflettere, conoscere.
Imparavano la spiritualità ortodossa. Imparavano che nella libertà religiosa è la radice di ogni libertà. Imparavano a reclamare il diritto di espressione anche per chi non aveva il loro stesso credo, e per chi, non avendo nessun credo, non aderiva neanche a quello imposto dal Pcus.
E imparavano a sbattersi per rendere pubblico, fra gli amici, a scuola, in famiglia, quel che era sconosciuto, volutamente ignorato o vergognosamente sottaciuto.
Ero un ragazzino entusiasta, nulla di più. Ma a quell'esperienza, a quell'entusiasmo e alla follia della nostra amica laureanda devo tante cose, fra cui il mio amore per Dostoevskij, una certa idiosincrasia per ogni particolarismo nazionalistico o - peggio - regionalistico unita ad un amore profondo per le proprie radici, la curiosità persistente per le vicende della politica internazionale e un'ammirazione sconfinata per Solženicyn, i cui articoli e romanzi e il cui nome riempivano da soli buona parte dell'attività di studio del gruppetto.
Oggi la notizia della sua morte lo sottrae per un giorno al dimenticatoio al quale l'occidente l'ha condannato. Utile icona dell'anticomunismo negli anni della guerra fredda, la bandiera di Solženicyn ha smesso di sventolare nell'attimo preciso in cui le sue analisi impietose hanno cominciato a dirigersi contro l'occidente agnostico e ateo, privo d'anima e irreligiosamente umanistico.
Odioso, contraddittorio, misticheggiante, pessimista, sciovinista. Forse. Ma innanzitutto, e fino in fondo, libero.
Spaziba, Aleksandr Isaevič.
La Stampa
- Ha la carta Fidaty?
- Sì.
- ...
- ...
- ... me la può dare?
- Ah, subito? Non gliela posso dare alla fine? Sa, per fare il movimento una volta sola.
Punto primo: per noi, continentali polentoni, la Sicilia è esotica come la Cina. O l'India.
Esempio. Nessuno di noi, lavorando a Codogno o andando a sciare a Livigno, si sognerebbe mai, se interrogato, di rispondere che va a lavorare o a sciare in Lombardia. Così, genericamente. Oppure, chi mai si limiterebbe a dire di essere stato in Piemonte avendo trascorso due settimane a Bardonecchia? Eppure, per la Sicilia è così.
- Dove sei stato quest'estate? - In Sicilia.
E a questo punto di solito l'interrogante è soddisfatto. Ah, risponde, con lo sguardo illuminato e l'espressione sognante di chi è certo a priori che ti sia toccata una fortuna, e pensa Beato te. Ora, è vero che la Sicilia è per lo più bellissima; ma non è proprio la stessa cosa stare un mese a Taormina o a Sigonella, non è uguale passare tre settimane a respirare l'aria della Riserva dello Zingaro a San Vito Lo Capo o il puzzo delle raffinerie di Priolo Gargallo. Il paese natale della mia mamma, Calatafimi, avrà pure la fortuna di essere a un passo da Segesta, ma non è certo una località che inviti il turista a trascorrervi più tempo di quanto sia necessario per un caffè. Per non parlare di certi paesi sparsi tra Trapani e Palermo, che accolgono il forestiero con lo stesso calore col quale i saloon di certi villaggi dei film western accolgono il nuovo sceriffo. E la Catania-Palermo, se per di più affrontata con una dozzina abbondante di ore di guida sulle spalle, ha sul viandante l'effetto di un incubo ad occhi aperti, sia quanto a paesaggio sia quanto ad aspetti logistici. Nessuno sano di mente reputerebbe una fortuna o un privilegio passare le vacanze in questi posti, e infatti nessuno sano di mente passa le sue vacanze standosene fisso a Calatafimi, Sigonella, Montelepre o Priolo Gargallo. O facendo avanti e indietro sulla Catania-Palermo. Eppure, agli occhi del continentale polentone, una simile vacanza infernale sarebbe in teoria possibile, perché in fondo, sempre Sicilia è.
La generalizzazione è una tipica espressione di ignoranza. Una forma di autodifesa mentale, con la quale ci si tranquillizza, illudendosi di aver compreso ciò che non si è neanche lontanamente capito. Le analisi, le distinzioni stancano, e in fondo spaventano, perché analizzare e distinguere equivale a confessare di non sapere.
Lo zio di mia moglie quest'estate è stato quasi un mese in India. Dove, esattamente? Boh, non gliel'ho chiesto. Però, quando me l'ha detto, ho fatto anch'io Ah, con aria sognante. Oh, cavolo, è stato in India, e tanto mi è bastato.
Ecco, con le dovute proporzioni, per la Sicilia vale lo stesso atteggiamento. La Sicilia ci è estranea, misteriosa e lontana come l'India, o la Cina. Solo che è Italia.
Noi ci si prova, tra una colica e l'altra.
Se tutto va bene ci risentiamo verso il 27 luglio.
Saluti, abbracci e rigraziamenti vari.
Quando avevo il mio calcolo bastardo e affezionato, stavo benissimo. Sì, è vero, c'era stata la colica marzolina. Poi però nessun dolore, pisciate a mo' di idrante e rene bello vispo.
Nove giorni fa, giovedì, mi hanno tolto il calcolo. Intervento di routine e privo di seri rischi, nonostante l'anestesia totale. Rimosso il sassolino, nell'uretere hanno inserito uno stent. Il giorno dopo, liberato dal catetere, mi hanno dimesso fra sorrisi e pacche sulle spalle.
Da allora ho subìto altri due ricoveri, il secondo dei quali d'urgenza, con tanto di ambulanza e moglie che segue affranta in automobile. Sono tornato a casa ormai da due giorni, ma non sono tranquillo. Non ho ancora disfatto la borsa.
Fatto sta che dopo la rimozione del calcolino ho avuto altre tre coliche. In più, l'intervento di rimozione del calcolo ha condotto ad una paresi intestinale. Ma questo è il meno.
Ben più grave è stato l'atteggiamento dell'uretere. Ormai innamorato del calcolo e perciò furioso per la sua dipartita, il permaloso tubicino ha deciso per ripicca di non volerne sapere dello stent, segnalando la propria decisione con dolori lancinanti e pressoché continui. Infine, irritato dalla presenza dello stent tanto da giungere ad uno stato edematoso, l'irascibile uretere si è dedicato alla produzione di un numero spropositato di grumi sanguigni. I grumi hanno occluso il polo inferiore della vescica causando un blocco urinario, i dettagli splatter del quale vi risparmio volentieri. Da cui il ricovero d'urgenza, in condizioni mentali e fisiche non definibili come umane. Lavaggio vescicale, due giorni e due notti.
Il terzo giorno mi hanno rimosso lo stent e il catetere. Lungi dal mostrarsi grato, l'uretere ha festeggiato con la più forte colica che io abbia mai avuto, tanto per ribadire che lo stent, lui, non lo voleva fin dall'inizio.
Tuttora, con frequenza e intensità altalenante, l'amico uretere s'infiamma proditoriamente, manifestando così la sua profonda nostalgia per il calcolo bastardo e inoffensivo.
Ieri la Blogfamily avrebbe dovuto partire per la Sicilia. E oggi doveva giungere a Marzamemi.
Invece eccoci qua, fra antibiotici ed antinfiammatori, protesi all'ascolto delle parti molli di uno Straniero umiliato, dolorante e depresso.
Fosse possibile, procederei a un ripristino delle configurazioni di sistema. Ridatemi il sassolino, per favore.

E infatti non solo non mi ricordo mai i passi, ma m'incazzo pure come un puma.
Last Exit To Springfield
What City Should You Live In? | |
![]() | You should live in Rome. You avoid conflict and take life a little slower than most. Rome's sun, culture, food, and siestas are a perfect match for your easy-going attitude.
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Find Your Character @ BrainFall.com Via Farfi. | |
«Lo avevo sempre pensato che lo scudetto lo avremmo vinto con il Siena e non nel derby»E ora, vi prego, amici interisti, Moratti, Oriali, Mancini, giocatori e tifosi tutti: regalateci una settimana di sogno!
Esibitevi nella vostra autentica specialità sportiva, l'unica nella quale veramente eccellete e per la quale noi tutti vi amiamo!
Dateci lo psicodramma!
(Sempre stato contradaiolo nel cuore, io.
Civetta, ovvio!)
Nessuno fra gli aventi diritto al voto della Blogfamily ha votato per lo stesso partito o per la stessa coalizione: tre voti, tre simboli diversi, tre diversi candidati premier. Un fulgido esempio di democrazia familiare.
...o di coglionaggine, visto che, su tre voti, nemmeno uno è andato a un partito della futura maggioranza. Un record.


Cavolo, che puntatona, oggi!
(update: ci aveva già pensato John , con una versione più completa e rispettosa della par condicio)
...oddio, vicina, dipende, mica poi tanto ...
Corriere della Sera
- Mamma mamma, ho perso un dentino! Guarda, eccolo qui!
- Oh che brava! Sai cosa devi fare? Lo devi tenere e metterlo sotto il cuscino, che viene il topino dei denti e ti porta i soldini... Però fallo quando vai a dormire da papà, eh.

